In questa icona contemporanea, si compie un atto radicale di traduzione e resistenza. L’artista convoca un’immagine millenaria – la Pietà, la Madre che regge il Figlio morto – e la trasporta nel nostro presente, intrecciandola con il genocidio in corso e l’oscena realtà dei corpi dei bambini senza vita.
Realizzata su tavola con tempera all’uovo e foglia oro, secondo la tradizione bizantina, non è semplicemente dipinta, ma “scritta”. L’icona, infatti, non rappresenta ma rivela. È una soglia simbolica fra visibile e invisibile, fra teologia e forma, dove ogni colore, gesto e composizione è codificato.
L’opera non è né figurativa né astratta: è simbolica, ieratica, fondata su una grammatica spirituale che trasfigura il reale.
La sottrazione dei volti e delle mani non è un gesto di cancellazione ma di rivelazione. Le icone non ritraggono volti, ma santi, madri, figli, attraverso gli attributi. Così come Pietro è riconoscibile dalle chiavi e Lucia dagli occhi, qui la Madre è la veste purpurea, il Figlio è il corpo fasciato, come in una sindone anticipata, due tessuti che raccontano due figure e sopratutto la loro relazione. Non servono i volti, i tessuti da soli dicono tutto quanto serve.
L’opera richiama l’iconografia ortodossa della Natività, dove il Bambino, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia di pietra, anticipa il Cristo sepolto. In questa crasi visiva tra nascita e morte.
“Pietà!” è un’opera profondamente politica e terribilmente teologica. Politica, perché denuncia l’indifferenza di fronte all’orrore; teologica, perché mostra Dio laddove l’amore resiste alla morte.
Necessariamente pittorica, perché solo l’icona – nella sua lentezza, frontalità e silenzio – può ancora reggere lo sguardo sul dolore del mondo.
80 x 80 x 4 cm
Egg tempera and gold leaf on panel
13 Agosto 2025
icone